mercoledì 18 aprile 2018

Pareggio indolore che accontenta tutti!!! Fortunata la Lazio nel finale.

Non avendo ancora smaltito il disagio accumulato per l'eliminazione di giovedì, la tifoseria laziale comunque manifesta superiorità in termini di spettacolo e coreografie, umiliando la povera lupa con sei mammelle rappresentata dai cugini. Lo stesso non accade in campo, ove a spuntarla è un pareggio a reti bianche condito dal palo di Peres e dalla traversa allo scadere di Dzeko, che graziano la Lazio. Eppure nonostante le due colossali occasioni sprecate dai cuginastri, la partita, fino all'espulsione di Radu, è stata sempre e costantemente in mano all'undici laziale, che ha dimostrato di aver rialzato la testa e di voler lottare fino alla fine per conquistare il 3/4 posto in classifica. La Roma, invece, sulle ali dell'entusiasmo per la vittoria in coppa di martedì è sembrata meno vivace del solito, giocando una partita di attesa nella speranza di colpire gli avversari in contropiede. Anche in questa serata si può imputare un errore ad Inzaghi, quello di dover a tutti i costi inserire Luis Alberto al posto di Anderson, sebbene il brasiliano abbia ampiamente dimostrato di essere più in forma dello spagnolo. Oltre questo non resta molto da dire su un derby caratterizzato dalla spettacolare coreografia biancoceleste e da un scialbo pareggio sul rettangolo verde.
L'inizio della gara in realtà lasciava presagire una serata ricca di gol ed occasioni, dato che già nei primi minuti Parolo era riuscito ad arrivare alla conclusione dai 15 metri spaventando non poco il pubblico romanista. Tuttavia il pareggio interista a Bergamo e la possibilità per entrambe le squadre di appaiarsi sopra i milanesi, ha fatto sì che nessuna delle due si sbilanciasse troppo e creasse numerosi pericoli agli avversari tanto che il palo di Peres arriva come un fulmine a ciel sereno grazie alla grande invenzione di Nainggolan. Nel secondo tempo invece è Immobile a sfiorare il gran gol su assist perfetto di Milinkovic, tuttavia al giocatore napoletano non riesce una giocata dall'elevato coefficiente di difficoltà. Al 60° Inzaghi richiama Anderson e Lulic per inserire Alberto e Lukaku con il brasiliano che giustamente sembra non gradire il cambio. Successivamente è proprio Alberto a sfiorare il gol con una botta dal limite che non coglie lo specchio della porta di Alisson. La partita man mano che scorrono i minuti si addormenta e sembra non dover presentare più alcun pericolo e così il buon Radu decide di farsi espellere ricevendo un secondo giallo inutile per una trattenuta insensata ai danni di Under, riaccendendo la sfida a dieci minuti dal termine. Inzaghi a questo punto è costretto ad inserire Bastos al posto di Immobile e a schierare Milinkovic unica punta, e neanche a farlo apposta in 10 la Lazio trova la palla gol più ghiotta del match con la deviazione di El Shaarawy in anticipo su Marusic che per poco non inganna Alisson. Da qui in poi però è un susseguirsi di occasioni per Dzeko che prima chiama Strakosha alla parata, poi centra la traversa e poi sfiora il palo alla destra del portiere laziale con una botta dai 30 metri. Il derby si conclude con il tentativo di Milinkovic di segnare da circa 60 metri senza però riuscire nell'impresa. La Lazio e la Roma rimangnono appaiate rispettivamente al quarto e al terzo posto per via degli scontri diretti a favore dei giallorossi.

martedì 17 aprile 2018

Lazio-Roma 0-0


Lazio-Roma 0-0
LAZIO (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, de Vrij, Radu; Marusic, Parolo, Leiva, Milinkovic, Lulic (59' Lukaku); Felipe Anderson (59' Luis Alberto), Immobile (82' Bastos).
A disp. Guerrieri, Vargic, Caceres, Wallace, Basta, Murgia, Di Gennaro, Nani, Caicedo.
All. Simone Inzaghi
ROMA (3-4-3): Alisson, Fazio, Manolas (73' Florenzi), Jesus; Peres (82' El Shaarawy), Strootman, De Rossi, Kolarov; Schick (55' Under), Nainggolan, Dzeko.
A disp. Skorupski, Lobont, Capradossi, Pellegrini Lo., Silva, Pellegrini, Gonalons, Gerson, Antonucci.
All. Eusebio Di Francesco
ARBITRO: Mazzoleni (sez. Bergamo). Ass: Preti-Paganesi. IV: Maresca. VAR: Rocchi. AVAR: Di Fiore.
NOTE. Ammoniti: 11' Leiva (L), 31' Jesus (R), 36' Luiz Felipe (L), 39' Radu (L), 62' Strootman (R) Espulsi: 80' Radu (L) per doppia ammonizione Recupero: 3' st.



sabato 14 aprile 2018

La peggiore serata sportiva della mia vita!!! Eliminati.

Era sembrato troppo bello domenica quando la Lazio aveva approfittato delle debacle di Inter e Roma e così Zeus, Dio, Allah, Buddah, JHWH o chi per lui ha deciso di vendicarsi brutalmente iniettando la follia nei nostri undici giocatori tra il settantesimo e l'ottantesimo minuto di gioco della partita, che arriverà ai posteri come la più brutta della storia biancoceleste. Sinceramente non saprei neanche da dove cominciare. Potrei cominciare dall'enorme rosicata dovuta al fatto che il Salisburgo ha pescato nelle semifinali il Marsiglia di Garcia (sicuramente più abbordabile di Atletico Madrid o Arsenal) oppure da quel black out inspiegabile che ci è costato un anno e mezzo di fatiche oppure dalla sfrontatezza di Inzaghi che sull'1 a 1 toglie Milinkovic e Basta per mettere Lukaku e Anderson, invece di inserire Murgia per fare "legna" a centrocampo. Voglio soltanto dirvi che anche scrivere questo post mi fa male. Per la prima volta da quando gestisco il blog ho seriamente pensato di non recensire una partita della Lazio, tuttavia alla fine il mio senso del dovere ha prevalso sulle emozioni contrastanti. Non avrei voluto scrivere nulla perché una serata così nera è meglio gettarla via nel dimenticatoio e metterci una pietra sopra, cosa che io purtroppo non riesco quasi mai a fare. Giovedì si è toccato il fondo e si è conclusa malamente una stagione che sarebbe potuta restare indelebile nei nostri ricordi. Voi direte: "Come conclusa possiamo ancora lottare per un posto in Champion's League?"; ovviamente questo è inopinabile, ma la Champion's resta un traguardo ancora irraggiungibile, mentre questa stagione ha dimostrato che l'Europa League è un obiettivo alla nostra portata e per quanto riguarda la prossima noi l'abbiamo già praticamente centrata a meno di clamorosi suicidi che ad oggi mi sembrano impensabili. Certo fare la Champion's porterebbe soldi nelle casse della società, ma è una competizione che andrebbe onorata e necessiterebbe di almeno 3 o 4 acquisti di un certo spessore, quanto meno per giocare dei dignitosi gironi di qualificazione, al contrario l'Europa League porterebbe meno soldi, ma si potrebbe giocare per ottenere il massimo risultato con 1 o 2 acquisti di rilievo e qualche riserva di buon livello. Come avrete letto tra le righe questa eliminazione proprio non mi va giù, soprattutto per il folle modo in cui è sopraggiunta. Segnare 4 gol in casa ed 1 in trasferta per poi prenderne 4 in venti minuti da una squadra di buon livello, ma niente di più, è una botta che molto difficilmente riuscirò a superare, diciamo che è uno di quei colpi da knock out in gergo pugilistico. Eppure la partita non aveva dato l'impressione di essere un pericolo per la Lazio che gioca un primo tempo perfetto, subendo solo un tiro dal limite di Hwang, respinto da Strakosha, e che anzi sfiora anche il gol con il tiro di Immobile parato da Valke. Ancora meglio l'inizio ripresa con il Salisburgo in bambola ed Immobile vicino nuovamente al gol. Gol che arriva al 55°, viziato da fuorigioco, su assist in verticale di Luis Alberto a sancire il risultato di 5 a 2 in totale fra andata e ritorno per gli ospiti. Da qui in poi ha inizio la follia; neanche un minuto dopo il gol di Ciro pareggia Dabbur con un tiraccio dal limite deviato da Basta alle spalle di Strakosha e già questo sembra essere un campanello d'allarme. Al gol subito si aggiunge Inzaghi che prima toglie Basta, sicuramente non tra i migliori ma utilissimo in fase difensiva, ed inserisce Lukaku, ancora oggi fatico a capire questo cambio, e poi toglie Milinkovic, invece di Alberto, (uscita insensata visto che sarebbe stato utilissimo per proteggere il pallone) per inserire Anderson. Ovviamente come sempre nella nostra storia ci mettiamo del nostro quando, su un contropiede meraviglioso guidato da Felipe Anderson, Luis Alberto sbaglia un gol praticamente già fatto dopo una stagione intera condita da capolavori e prodezze. A questo punto subentra anche la nostra romana e proverbiale "zella" con Haidara che tira da 1287636 metri e con la complicità di Strakosha trova il gol del 2 a 1, poi Hwang approfitta di un svarione di De Vrij alla sua peggior prova stagionale e complice la deviazione di Radu trova il terzo gol ed infine la chiude Lainer con un colpo di testa all'altezza del secondo palo, tutto questo tra il 72° ed il 76°. Ovviamente figuriamoci se ci potessimo aspettare una reazione da una squadra la cui storia è ricca di situazioni improbabili di fronte alle quali non ci si riesce a rialzare e così anche l'ingresso di Nani al posto di Leiva risulta inutile e privo di una qualsiasi utilità. La Lazio cade in Austria per la seconda volta da quando la RedBull guida la compagine austriaca ed abbandona la competizione, che mai come quest'anno avrebbe potuto conquistare.


venerdì 13 aprile 2018

Salisburgo-Lazio 4-1


Salisburgo-Lazio 4-1
SALZBURG (4-3-1-2): Walke; Lainer, Ramalho, Caleta-Car, Ulmer; Haidara, Schlager, Berisha; Yabo (83' Minamino); Hwang (79' Gulbrandsen), Dabbur.
A disp. Stankovic, Wolf, Pongracic, Farkas, Mwepu.
All. Marco Rose
LAZIO (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, de Vrij, Radu; Basta (60' Lukaku), Parolo, Leiva (77' Nani), Milinkovic (69' Felipe Anderson), Lulic; Luis Alberto, Immobile.
A disp. Guerrieri, Caceres, Murgia, Caicedo.
All. Simone Inzaghi
ARBITRO: Skomina (Slovenia). Ass: Praprotnik-Vukan. IV: Klančnik. Add: Jug-Vinčić.
NOTE. Ammoniti: 60' Ulmer (S), 64' Leiva (L), 65' Luiz Felipe (L), 91' Ramalho (S), 91' Walke (S) Recupero: 4' st.
Marcatori: 55' Immobile (L), 56' Dabbur (S), 72' Haidara (S), 74' Hwang (S), 76' Lainer (S)




mercoledì 11 aprile 2018

Un week-end perfetto!!! Torna al gol Luis Alberto.

Il perfetto week-end biancoceleste si conclude con il pareggio casalingo tra Milan e Sassuolo, a cui si aggiungono le sconfitte di Roma ed Inter e, soprattutto, la vittoria della Lazio. In vista del derby serale di domenica la classifica recita Lazio 60, Roma 60, Inter 59 e Milan 52, concedendo alle 2 romane l'opportunità di combattere face to face per il terzo posto, mentre i nerazzurri saranno impegnati in quel di Bergamo contro una Dea alla ricerca di punti per centrare l'ingresso in Europa League. Per la prima volta negli ultimi anni la Lazio è riuscita a sfruttare l'occasione senza perdere il treno all'ultimo minuto, ribaltando la gara contro una squadra in crisi di risultati che con questa sconfitta è arrivata a ben 8 debacle consecutive. Eppure Oddo non ha preparato male la partita, anzi per i primi 15 minuti i friulani sembravano in controllo del match ed in netto vantaggio fisico, sfruttando anche i postumi del giovedì di coppa biancoceleste. Ma il bello del calcio è sicuramente l'enorme peso che hanno le motivazioni ed in questo caso le nostre sono stata più forti al punto che, facendo un esempio, Lulic con tutto il fastidio muscolare a carico è riuscito a reggere per tutto un tempo mettendo a segno anche un assist, seppur fortunato. Inzaghi rischia il modulo "qualità" con Immobile, Anderson, Alberto e Milinkovic tutti in campo fin dal primo minuto, data l'assenza di Parolo a causa di un affaticamento muscolare, e i giocatori lo ripagano con giocate di fino e  con quella concretezza, che permette agli ospiti di segnare due gol con gli unici due tiri pericolosi del primo tempo. Come detto precedentemente, però, l'Udinese parte fortissimo e trova il gol al 13° con un meraviglioso colpo di testa in tuffo di Lasagna su cross da destra di Larsen. Il gol risveglia la Lazio, la quale si affaccia pericolosamente nell'area friulana con il destro alle stelle di Immobile e il colpo di testa centrale parato da Leiva. Al 26° la Lazio pareggia con il piattone di Immobile a spiazzare Bizzarri e dopo neanche 10 minuti raddoppia con il destro secco di Alberto, a cui si aggiunge la complicità del portiere avversario non particolarmente in giornata. Nella ripresa oltre ai cambi per infortunio di Lulic, sostituito con Patric, e per rischio squalifica di Alberto e Immobile, sostituiti con Murgia e Caicedo, succede pochissimo, poiché la Lazio entra in campo con la chiara idea di amministrare il risultato ed è quello che fa per quasi tutti i restanti minuti senza mai rischiare nulla, se non al 90° per un colpo di testa di Jankto terminato a fil di palo. Le occasioni laziali del secondo tempo portano entrambe il marchio di Alessandro Murgia; nella prima il giovane centrocampista lancia Marusic in campo aperto, consentendo al montenegrino di impegnare severamente Bizzarri, mentre nella seconda è proprio il talentino biancoceleste ad andare al tiro, a seguito di un ottimo contropiede, senza trovare però lo specchio della porta. La Lazio vince, convince ed aggancia i cugini al terzo posto in classifica, rimasti fermi a quota 60 punti, dimostrando di essere una pericolosa concorrente in lizza per l'accesso alla Champion's League 2018-2019.

Udinese-Lazio 1-2

 
Udinese-Lazio 1-2
UDINESE (3-5-2): Bizzarri; Nuytinck, Danilo, Samir (59' Widmer); Stryger, Barak, Balic, Jankto, Adnan (72' Ingelsson); Lasagna, Maxi Lopez (71' De Paul). 
A disp. Scuffet, Borsellini, Pezzella, Zampano, Hallfredsson, Pontisso, Perica. 
All. Massimo Oddo 
LAZIO (3-5-2): Strakosha; Bastos, de Vrij, Luiz Felipe; Marusic, Luis Alberto (60' Murgia), Leiva, Milinkovic, Lulic (46' Patric); Felipe Anderson, Immobile (72' Caicedo). 
A disp. Guerrieri, Vargic, Lukaku, Basta, Wallace, Caceres, Radu, Di Gennaro, Nani. 
All. Simone Inzaghi 
ARBITRO: Rocchi (sez. Firenze). 
Ass: Di Liberatore-Tonolini. IV: Pinzani. 
VAR: Abisso. AVAR: Lo Cicero. 
NOTE. Ammoniti: 75' Caicedo (L), 94' Murgia (L) Recupero: 1'pt; 4' st.
Marcatori: 13' Lasagna (U), 26' Immobile (L), 37' Luis Alberto (L)



venerdì 6 aprile 2018

Poker laziale nei quarti di finale!!! A Salisburgo per proteggere il vantaggio.

Definire clamoroso il match di ieri sera è forse riduttivo dato che una partita dal genere non siamo abituati a vederla. Non è mancato nulla alla S.S. Lazio nel giovedì sera europeo: una cornice di pubblico stellare, l'ennesimo arbitraggio a sfavore, una grandissima prestazione per festeggiare i 42 anni di mister Inzaghi e, per finire, il raggiungimento di quota 300 gol (poi diventati 302) in competizioni europee. Tra i nostri 14, che mai più di ieri si sono meritati l'appellativo di leoni, non c'è stata un'insufficienza, anzi hanno disputato tutti quanti, compresi i subentrati, una prestazione strabiliante fatta di cuore e orgoglio, dimostrando a tutta Europa che cos'è la Lazio. Ovviamente la vittoria non deve renderci ciechi dinanzi ad un avversario che ha dimostrato di essere ostico e difficile da battere, cosa che sicuramente richiederà una prestazione di questa categoria anche nel match di ritorno di giovedì prossimo. In questa serata magica c'è spazio, purtroppo, anche per il rammarico. Il rammarico di aver concesso un gol rocambolesco agli avversari e di essere stati vittime dell'ennesima ingiustizia sportiva, ovvero un calcio di rigore, assegnatoci contro dall'arbitro di porta a 12 secondi dal momento del fallo, il quale si è rivelato non esserci. Nella cattiva sorte, tuttavia, alberga la magia di questa serata unica in cui contro tutto e tutti la nostra squadra guerriera si è elevata ed ha portato a casa un risultato importantissimo. Gli elogi ci sono anche per l'artefice di questa meravigliosa macchina, per un uomo arrivato in sordina, dopo essere stato precedentemente scartato per una "loca" idea, e che piano piano ha conquistato una tifoseria, un popolo, una città, che sta rendendo grande e sognatrice di grandi palcoscenici: non serve dirvi a chi mi sto riferendo lo avrete già capito. Adesso dobbiamo andare in Austria, proteggere con le unghie e con i denti un risultato vitale per il proseguimento del nostro cammino e magari, chissà, poter pensare di sognare in grande.
Concluso il preambolo, lungo ma necessario, io direi bando alle ciance e iniziamo a parlare di questa clamorosa partita, il cui risultato viene alterato già al 7° minuto dai padroni di casa, grazie al gol di Senad Lulic su assistenza del serbo Dusan Basta. Forse giunto troppo presto o forse giunto casualmente, resta il fatto che il gol dà carica agli ospiti che per buoni venti minuti schiacciano la Lazio nella propria trequarti senza però mai affondare il colpo né impensierire Strakosha. Al 28° su un cross da destra di Lainer, giocatore ottimo, Basta smanaccia Dabbur, il quale si lascia andare ad una simulazione mortale degna della lotta tra Leonardo Di Caprio e l'orso nel film The Revenant, confondendo l'arbitro di porta che richiama l'attenzione del collega, decretando il calcio di rigore per gli ospiti e l'ammonizione per Basta. Ovviamente il rigore è trasformato da Berisha per il momentaneo 1 ad 1. Ad essere sincero dopo il gol ho temuto il peggio, poiché ho pensato che i nostri avrebbero perso la testa e commesso qualche stupidaggine ed, invece, con mio magno gaudio la compagine biancoceleste, eccezion fatta per qualche protesta con conseguente ammonizione, ha mantenuto la calma ed ha addirittura sfiorato il gol con il colpo di testa di Milinkovic terminato sul fondo. La ripresa si apre con il 300° gol europeo della nostra storia siglato da Marco Parolo con un colpo di tacco in puro stile "Valdanito" da far invidia ai migliori centravanti d'Europa. Con la Lazio nuovamente in vantaggio è il Salisburgo a dover fare la partita, ma la squadra ospite sembra sulle gambe e non abbastanza in forze per riacciuffarla. Eppure a 20 dalla fine a seguito di un paio di rimpalli il neo entrato Minamino si ritrova a tu per tu con Strakosha e lo fredda, ghiacciando lo stadio Olimpico. Per noi laziali abituati a debacle simili sembrava un copione già scritto, ma è proprio quando meno te lo aspetti che sale in cattedra l'uomo della provvidenza, il brasiliano Felipe Anderson. Subentrato 10 minuti prima a Luis Alberto, per inciso lo spagnolo si era anche lamentato per la sostituzione, Felipe decide di entrare nell'Olimpo biancoceleste, mandando al bar due avversari e superando l'incolpevole Volke al punto che ogni lingua, a cui aggiungo criticona, diven tremando muta. Con la Lazio di nuovo in vantaggio cala la guardia degli ospiti che perdono un pallone sanguinoso a centrocampo, permettendo alla premiata ditta Leiva-Immobile di confezionare la quarta rete della partita. Il quarto gol uccide gli austriaci che lasciano voragini incredibili in mezzo al campo tanto da rischiare in ben 3 occasioni di subire la quinta rete, ma per loro fortuna Volke compie due miracoli prima su Immobile e poi su Caicedo, subentrato al napoletano, e Patric, subentrato a Basta, si divora l'ennesimo clamoroso gol della sua avventura biancoceleste. A mente fredda posso dire di aver visto una partita bellissima, rovinata da un arbitro, in cui le due compagini si sono date battaglia, cosa che sicuramente si riproporrà nel match di ritorno, ove la Lazio non dovrà peccare di hybris e mantenere la concentrazione per proteggere un risultato importantissimo.

Lazio-Salisburgo 4-2


Lazio-Salisburgo 4-2
LAZIO (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, de Vrij, Radu; Basta (65' Patric), Parolo, Leiva, Milinkovic, Lulic; Luis Alberto (65' Felipe Anderson), Immobile (85' Caicedo).
A disp. Guerrieri, Bastos, Murgia, Nani.
All. Simone Inzaghi
SALZBURG (4-3-1-2): Walke; Lainer, Ramalho, Caleta-Car (81' Wolf), Ulmer; Haidara, Samassekou, Berisha; Schlager; Gulbrandsen (70' Minamino), Dabbur.
A disp. Stankovic, Onguene, Pongracic, Leitgeb, Farkas.
All. Marco Rose
ARBITRO: Haţegan (Romania). Ass: Şovre-Gheorghe. IV: Ghinguleac. Add: Kovács-Colţescu. Ammoniti: 28' Basta (L), 30' Lulic (L), 45'+2' Parolo (L), 83' Samassekou (S) Recupero: 2' pt, 3' st. Marcatori: 8' Lulic (L), 30' rig. Berisha (S), 49' Parolo (L), 71' Minamino (S), 74' Felipe Anderson (L), 77' Immobile (L)


domenica 1 aprile 2018

Soffriamo nonostante le sei reti!!! Capolavoro Leiva.

Se un austriaco dovesse aprire la sua applicazione smartphone sportiva preferita e dovesse leggere il risultato di sabato pomeriggio, probabilmente si preoccuperebbe nel leggere che la Lazio ha rifilato ben 6 gol ai suoi avversari a 5 giorni dal match di coppa. Tuttavia quel tifoso X non saprebbe che la squadra di Inzaghi ha ottenuto questo risultato, soffrendo incredibilmente contro l'ultima in classifica la quale ha disputato 83 minuti di gara in 10 contro 11. La vittoria biancoceleste è catalogabile all'interno di un semplice aggettivo, e l'aggettivo in questione è: surreale. Vi starete domandando perché ho scelto proprio questo aggettivo e la risposta verte sull'assurdità di dover recuperare la partita al Benevento in 10 quando di qui a pochi giorni ci giochiamo un enorme fetta di stagione in Europa League. Ad ogni modo l'importante nel calcio è la vittoria e questa arriva in un momento perfetto, dato il pareggio esterno della Roma a Bologna e la sconfitta milanista a Torino, che ci permette di accorciare a -3 dagli odiati cugini e a -1 dall'Inter, la quale però mercoledì deve recuperare il derby con il Milan rimasto fermo a -7 dalla zona Champion's. Ovviamente un altro dei temi scottanti della partita è la classica super prestazione degli ex di turno, nello specifico due calciatori di una mediocrità lampante e che non ambisco di rivedere in maglia biancoceleste, ovvero Cataldi e Lombardi. Il centrocampista ex Ottavia sigla il gol della vita su calcio di punizione proprio sotto la Nord con annesso gesto di scuse, mentre l'esterno destro manda al bar Patric e serve l'assist dell'1 a 2, firmato Guillerme. Inoltre bisogna fare un plauso al mister che ha capito di dover cambiare qualcosa ad inizio secondo tempo, dato il riposo consentito a Milinkovic, ed è passato insolitamente alla difesa a 4 con l'inserimento di Caicedo, il cui ingresso ha cambiato la partita. Il match inizia e al settimo minuto si mette in discesa per la Lazio con l'uscita a braccia alte fuori dall'area di Puggioni, che costa il cartellino rosso al portiere beneventano e lascia in 10 gli ospiti. La Lazio approfitta subito dell'uomo in più e passa in vantaggio con Immobile al 19°, imbeccato perfettamente in verticale da Felipe Anderson. Come sopra riportato Cataldi trova il gol del pari con un calcio di punizione di pregevole fattura, sorprendendo un colpevole Strakosha, e dà un bel colpo psicologico alla squadra di Inzaghi la quale in tutto il restante primo tempo sfiora il gol del pari sol in due occasioni: la prima con una botta di Leiva dal limite e la seconda con una rovesciata di Patric respinta da Brignoli sul fondo. Durante l'intervallo quindi Inzaghi inserisce Caicedo al posto di Bastos, passando alla difesa a 4 e all'attacco con 2 punte. La Lazio comincia a spingere e chiude il Benevento nella propria trequarti campo, lasciando però ampi spazi che permettono agli ospiti di lanciarsi in campo aperto grazie alla velocità de suoi esterni. E proprio da un contropiede di questo arriva il gol del 1-2 firmato Guillherme su assistenza dell'altro ex Lombardi. Il gol gela lo stadio, ma la differenza in campo è abissale e il Benevento con un uomo in meno non sembra avere la forza di proteggere un risultato clamoroso dagli attacchi dei padroni di casa, che trovano il gol del pari quasi subito con la girata mancina di Felipe Caicedo su assist fantastico di Luis Alberto, fino a quel momento in ombra. Il gol del 2 a 2 rilassa i romani che tra il 66° ed il 68° segnano il gol del 3 a 2 e del 4 a 2 con il colpo di testa di De Vrij e il diagonale di Immobile, su clamoroso assist di Brignoli. Il quarto gol laziale stende definitivamente gli ospiti e consente ad Inzaghi di pensare a giovedì anche dal punto di vista fisico, permettendogli di inserire Nani e Milinkovic al posto di Immobile e Parolo. Tuttavia la partita non è ancora finita e resta tempo per la magia harrypotteriana targata Lucas Leiva e il calcio di rigore trasformato in rete da Luis Alberto, che consacra la Lazio come migliore attacco della Serie A a quota 76 reti e tra i migliori 7 europei a 102 gol complessivi tra campionato e coppe.

Lazio-Benevento 6-2

 
Lazio-Benevento 6-2
LAZIO (3-5-2): Strakosha; Bastos (46' Caicedo), de Vrij, Luiz Felipe; Marusic, Parolo (74' Milinkovic), Leiva, Luis Alberto, Patric; Felipe Anderson, Immobile (74' Nani).
A disp.: Guerrieri, Vargic, Caceres, Basta, Di Gennaro, Murgia.
All.: Simone Inzaghi.
BENEVENTO (4-2-3-1): Puggioni; Letizia (65' Venuti), Djimsiti, Tosca, Costa; Cataldi, Sandro; Lombardi, Guilherme, Djuricic (74' Del Pinto); Iemmello (10' Brignoli).
A disp.: Rutjens, Gyamfi, Sanogo, Volpicelli, Billong, Coda, D’Alessandro, Brignola.
All.: Roberto De Zerbi.
ARBITRO: Calvarese (sez. Teramo). Ass: Vivenzi - Tasso. IV: Piccinini. VAR: Manganiello. AVAR: Di Vuolo.
NOTE. Ammoniti: 54' Letizia (B), 63' Brignoli (B), 82' Sandro (B), 91' Costa (B). Espulso: 7' Puggioni (B). Recupero: 2' pt; 2' st.

Marcatori: 19', 68' Immobile (L), 23' Cataldi (B), 51' Guilherme (B), 60' Caicedo (L), 66' de Vrij (L), 83' Leiva (L), 91' rig. Luis Alberto (L).